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Mindset flessibile e dubbio, leve conoscitive e strumenti operativi di lavoro

di Silvia Capurso, Associate Partner yourHR

Parlare di mindset flessibile nel nuovo contesto digitale e post-pandemico è probabilmente noto e diffuso, riflettere sull’applicabilità quotidiana professionale (e non solo) è forse meno frequente, così come sulla connessione diretta tra mindset flessibile e la cultura del dubbio che, tra gli altri, Leopardi sembra suggerirci con la citazione tratta dal suo diario di approfondimenti e studi quotidiani.

In un mondo in cui l’assertività continua e costante sembra essere premiata e premiante, in un contesto comunicativo mass-mediatico in cui spesso si rasenta l’aggressività, in un mercato lavorativo e professionale dove le certezze e le risposte appaiono maggiormente valorizzate e richieste delle domande.

Perché ci confrontiamo oggi con la cultura del dubbio?

Perché il dubbio è la vera base del mindset flessibile e quindi della possibilità di adeguarci in maniera efficace ad un mondo fluido in continuo cambiamento, a patto che intendiamo correttamente il mindset flessibile.

Mindset flessibile non vuol dire adeguarci indistintamente a tutto e tutti. Mindset flessibile vuol dire mettere in campo, per gestire un presente articolato, diverso, non prevedibile ed un futuro a volte oscuro, le competenze acquisite grazie alla nostra esperienza e il potenziale che ci aiuta nelle scelte e nelle decisioni strategiche, mantenendo però i nostri valori di fondo, di base, irrinunciabili.

Il mindset flessibile presuppone dunque:

  • il passaggio convinto dall’esperienza alla competenza (non più “abbiamo sempre fatto così e quindi continuiamo a comportarci così” bensì “abbiamo acquisito in questi lunghi anni di esperienza delle competenze, tecniche ma soprattutto trasversali, particolarmente importanti per affrontare un presente e un futuro lavorativo e professionale incerto e ricco di sorprese”)
  • la consapevolezza non solo delle nostre competenze ma anche del nostro potenziale, di ciò che ci piace fare e siamo in grado di fare perché sta nelle nostre corde, ed è importante perché quel potenziale espresso e sviluppato in futuro andrà a nutrire ed arricchire le nostre competenze
  • dei valori di fondo, ai quali non possiamo e non vogliamo assolutamente rinunciare nel fare il nostro lavoro, quegli elementi di base senza i quali non siamo motivati a dare il meglio nella nostra espressione professionale; quindi flessibilità sì, ma vincolata dai nostri desiderata, dal nostro specifico modo di fare, dal nostro migliore comportamento organizzativo.

Riletto in questa maniera, il mindset flessibile, inserito in una cultura del dubbio, consente di realizzare obiettivi incredibili ed eccellenti, come:

  • fare e farsi tante domande
  • prendere sempre in considerazione punti di vista diversi dal nostro, cogliendone il valore e le migliorie integrabili con il nostro punto di vista, come ancora una volta ci suggerisce Leopardi con L’infinito

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude…”

Un punto di vista decisamente diverso dal tradizionale:

  • riconoscere l’innovazione, laddove senza un approccio mentale flessibile, avremmo visto solo una diversità negativa e lontana da noi
  • capire quanto la curiosità, la voglia di conoscere l’altro, il nostro interlocutore, è portatrice di mondi nuovi ed inaspettati
  • rinunciare definitivamente al nostro modo ego-centrico di leggere la realtà professionale, i problemi lavorativi, le decisioni da prendere o le soluzioni proposte, e tornare ad uno dei valori più importanti ai fini di un sano apprendimento di competenze e di conoscenze: l’umiltà professionale. 

Una rilettura al “Dialogo della Natura e di un Islandese” – sempre del Leopardi – ci viene in aiuto…

Proviamo dunque ad allenarci nell’applicare quotidianamente un mindset flessibile interpretato in questa maniera

… magari facendo, ad ogni avvio di progetto o contatto con un nuovo cliente, una domanda in più rispetto a quella che pensavamo essere l’ultima

… magari chiedendo al/alla collega con il/la quale andiamo meno d’accordo, con il/la  quale non ci troviamo bene a pelle, proprio a quella persona, cosa pensa del nostro documento o della nostra offerta

… magari facendo una volta a settimana per 10 minuti un qualcosa che interrompe o stravolge la nostra routine quotidiana

… o magari ancora, combattendo contro la nostra pigrizia mentale, riprendendo in mano quella procedura che da tempo volevamo migliorare con 2-3 correttivi e finalmente inserirli.

Il mindset flessibile, abbinato alla cultura del dubbio, consente di raggiungere:

  • un maggiore senso di benessere organizzativo e professionale
  • una minore sensazione di delocalizzazione e inadeguatezza rispetto al contesto lavorativo e professionale all’interno del quale ci si muove
  • una migliore capacità di gestire sul lavoro imprevisti e variabili impazzite, senza andare in di-stress
  • una minore presunzione professionale, che potrebbe poi rischiare di provocare un comportamento organizzativo rigido e una inerzia professionale 
  • una maggiore conoscenza e consapevolezza del valore delle altre persone.
 

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  • Posted by yourhr
  • On 28 Ottobre 2021
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