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Intervista Professor Mariano Corso – Smart Working

 

 

Intervista integrale – script

ILARIA: Buongiorno, benvenuti a tutti sono Ilaria Agosta, Fractional Executive di YOURgroup, presidente dell’associazione Triveneto ma soprattutto da molti anni sostenitrice dello Smart Working. Adesso siamo in un momento di massima espansione della flessibilità lavorativa, è vero che è stata innescata da una situazione di emergenza globale, è anche vero che l’abbiamo realizzata ad una velocità che ci ha lasciati quasi increduli.

Oggi dialoghiamo con il professor Mariano Corso e poi Andrea Pietrini, due persone con percorsi diversi portano avanti da anni una cultura del Lavoro basata sulla flessibilità e sulla evoluzione professionale.

Andrea Pietrini, da CFO hai cambiato lavoro, nel 2012 hai fondato yourCFO cresciuta e diventata YOURgroup un’esperienza di innovazione nel panorama del lavoro.

Qual è l’essenza di questa professione?

 

ANDREA: Grazie Ilaria io farò solo una piccola introduzione perché non voglio rubare tempo al nostro professor Mariano che sono onoratissimo di avere qui. Ci tenevo a fare questa piccola prefazione semplicemente perché il Fractional Executive come l’abbiamo cercato di interpretare in Italia e anch’io dieci anni fa. Ho pensato che ci fosse necessità in Italia di managerialità flessibile fatta da manager che avessero avuto esperienze importanti in aziende che volessero declinare questa loro competenza in aziende più piccole familiari di cui il nostro panorama ha grande bisogno di questo tipo di lavoro. Quindi ho pensato a questa modalità che veniva anche incontro proprio un’esigenza dei manager che in qualche modo volevano ripensare alla loro vita professionale in maniera più work-life-balance, come si dice, o work-life integration in questo momento in cui lo smart working ha una componente importante. In effetti si collega anche un po’ al tema di poter lavorare su aziende  il nostro modello è lavorare magari su due o tre aziende contemporaneamente quindi è molto più facile se se viene un po’ meno il vincolo stretto della presenza in azienda. Anche perché in certi ruoli sinceramente a volte non ce n’è più bisogno di qui mi riallaccio al tema della digitalizzazione cioè le macro forze che hanno favorito il modello del Fractional Executive in Italia sono state proprio quella della necessità di managerializzare piccole e medie imprese della la presenza di molti manager molto bravi come Ilaria ad esempio che hanno deciso di fare questo percorso e diciamo dell’infrastruttura tecnologica che permette effettivamente questo dialogo a distanza cosa che, penso al mio settore finanziario, se non ci fossero stati. Anche cose semplici come il remote banking che si possono ormai gestire dal telefonino un tempo si doveva andare in azienda per firmare tutto, c’era il libro contabile. Senza questa esagerazione sicuramente era un mondo spesso legato al mondo della carta che poi è venuto meno anche grazie alla digitalizzazione. Noi facciamo questo e cerchiamo di promuoverlo visto che peraltro siamo quasi 200 manager ormai in tutta Italia; è un modello che sta crescendo molto. Cerchiamo proprio di promuovere queste tematiche perché pensiamo che siano funzionali sia a quello che facciamo noi ma naturalmente perché pensiamo siano funzionali al nostro paese. Detto questo mi taccio mi metto in ascolto attentissimo di quello che sentiremo dal professor Corso, grazie Ilaria.

 

ILARIA: Grazie al professor Mariano Corso per essere qui con noi oggi, veramente anche per me è davvero un onore questo perché si parla di una brillante storia professionale come la tua al Politecnico di Milano, dove insegni, e sei membro e cofondatore  dell’ Osservatorio Digital Innovation inoltre presidente, fondatore e direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation inoltre presidente, fondatore e direttore scientifico di Partners4Innovation, una società del gruppo Digital 360. Così in questa storia e professionale così parecchi anni fa hai intuito fra i primi nel nostro paese quanto fosse importante coltivare lo Smart Working.

Cosa c’è alla base di questa intuizione?

 

MARIANO CORSO: Grazie grazie Ilaria anche per questa presentazione. Noi l’anno scorso abbiamo festeggiato i vent’anni degli osservatori Digital Innovation e sin dall’inizio io mi sono occupato di andare analizzare come la rete, come le nuove tecnologie del digitale cambiassero l’organizzazione lavoro e a questo proposito un certo punto ci è stato evidente come il mercato del lavoro dovesse avere una svolta, un’evoluzione importante perché è cambiato il nostro modo di vivere è cambiato anche il nostro modo di lavorare con la rete con il digitale ma quello che stenta a cambiare a volte è il modo in cui noi organizziamo. Spesso avendo ancora dei concetti terroristici novecenteschi quello dello stare al lavoro quindi di dare al lavoro una connotazione spazio-temporale è molto vincolata. Io lavoravo in una serie anche di network internazionali che si occupavano di questa di questo fenomeno e tra i diversi concetti presenti poi abbiamo abbiamo definito selezionato anche dato una prima più robusta definizione del concetto di Smart Working e che all’estero è poco utilizzato si utilizzano anche concetti, e quindi abbiamo lanciato un osservatorio: osservatorio Smart Working e che ha poi nel avuto un impatto e anche una popolarità che è andata ben al di là anche di quelle che erano le nostre aspettative. L’intuizione se vuoi era un’intuizione facile cioè il fatto che il digitale fosse destinato a cambiare per sempre il modo in cui lavoriamo di ridefinire il concetto di spazio di lavoro e gli orari di lavoro. Questo si è fortunatamente incontrato con un altro trend che era quello legato al flexible o agile-work che anche una matrice di conciliazione questi due ci sono. Infatti modo incontrati sono andati a convergere fino anche alla prima la fortunata sperimentazione nelle aziende poi a seguito dei risultati dimostrati dalle aziende. Accompagnati dal nostro osservatorio della nostra attività di consulenza poi c’è stato anche un bellissimo iter normativo che ha portato nel 2017 da Verona uno dei quadri normativi più moderno a livello internazionale. 

 

ILARIA AGOSTA: Infatti anche grazie a tutta questa attività che voi avete fatto tutta questa spinta anche culturale nell’arco dell’ultimo decennio sono state molte le aziende che hanno sperimentato e poi adottato in maniera stabile lo Smart Working. Sebbene diciamo un numero consistente ma inferiore rispetto al potenziale che ci sarebbe. Chiaro che adesso, con l’emergenza il lavoro da remoto è proprio esploso. Però ha poi colonizzato un nome ma senza prenderne i principi.

Ci puoi un po’ ricordare quali sono i capisaldi dello Smart Working o Lavoro Agile, quello vero? 

 

MARIANO CORSO: E’ correttissimo quello che dici in realtà non è solo una questione di nome anche una questione di aver utilizzato anche un istituto giuridico. Andiamo al di là del nome. Allora noi definiamo lo Smart Working come un modello organizzativo che si basa su uno scambio tra autonomia che viene data del luogo degli orari in cambio di una responsabilizzazione sui risultati. Il vero fondamento dello Smart Working è poter lavorare per risultati quindi riconoscere che anche lavoratore dipendente è capace se vuole di una autonomia e quindi ha diritto a farsi misurare sui risultati. Dal punto di vista giuridico cioè la legge 81/2017 a cui ho già fatto riferimento che definisce lo Smart Working lavoro agile come un accordo personale, un accordo individuale che viene realizzato tra ciascun collaboratore e la sua azienda, in base al quale in modo un po’ lontano irreversibile si va a prescindere da quelli che sono i vincoli orario e luogo di lavoro tipici del contratto di lavoro subordinato per lavorare per risultati. Questo evidentemente è un elemento che dal punto di vista giuslavoristico è stata una vera rivoluzione tanto perché presuppone che ci possa essere un accordo individuale e non collettivo e poi perché rompe un po’ il muro assoluto che c’è nel nostro ordinamento tra lavoro autonomo e lavoro dipendente. Ora questo Istituto estremamente flessibile è stato poi utilizzato, e meno male che c’era, ha consentito di rendere conciliabile la separazione fisica o sociale, come si dice impropriamente, quindi la tutela della Salute con la necessità di continuità dei business ed ha funzionato diciamo sorprendente bene perché tantissime organizzazioni hanno chiesto alle persone di lavorare da remoto, di lavorare da casa perché in realtà le condizioni erano molto vincolanti usando proprio questo questo Istituto dello Smart Working. Com’è andata? E’ andata bene e soprattutto è stato un grande stress test in cui le organizzazioni che avevamo già investito. Ricordati prima della pandemia circa 600.000 lavoratori in Italia avevano dipendenti che erano sempre Smart worker. Da un momento all’altro le organizzazioni magari lavoravano a distanza per pochi giorni al mese diciamo con la pandemia questi lavoratori ci sono trovati a lavorare 5 giorni a settimana e full time da remoto ma erano pronti ed erano pronti le loro organizzazioni dal punto di vista tecnologico e organizzativo manageriale; le organizzazioni invece che non si erano preparate hanno sofferto molto di più sostanzialmente hanno dovuto improvvisare e questo sta alla base anche di un po’ di confusione che si fa oggi. Oggi quello che stiamo vivendo non è Smart Working vero lo dicevi bene anche tu però è qualcosa che paradossalmente ci fa imparare ancora di più dello Smart Working vero sullo Smart Working. capisco quanto possa sembrare paradossale ma in realtà il non poter scegliere ma l’essere vincolati a fare tutto da remoto ci ha anche costretto ad abbandonare dei pregiudizi quindi a sperimentare modi diversi di collaborare nei film di usare strumenti nuovi questo è stato un enorme acceleratore anche nell’evoluzione organizzativa. 

 

ILARIA: Effettivamente è molto molto interessante tutto questo vi chiedevo fino che parlavi ma su questo riguarda in modo indistinto tutte le aziende o si sono delle particolarità nelle aziende per esempio per le piccole e medie imprese? 

 

MARIANO: Concettualmente lo Smart Working come principio, principio di scambio autonomia e responsabilizzazione riguarda tutte le imprese ed infatti nell’ambito del lavoro e di quello che è il tema delle grandi imprese è stato qualcosa che è stato adottato in tutti i settori ovviamente con una capillarità diversa perché tecnicamente alcuni lavori hanno meno gradi di libertà. Invece nelle piccole medie imprese e c’è stato un ritardo cioè due aziende su 3 tra le grandi hanno adottato modelli di Smart Working questa percentuale non arriva uno su tre se parliamo delle piccole-medie aziende. Non perché non abbiano le condizioni e le possibilità di farlo ma perché c’è sostanzialmente un ritardo di tipo manageriale di tipo culturale che In molti casi le piccole medie imprese da una parte tendono ad adottare dei meccanismi informali di non andare a formalizzare i modelli di organizzazione lavoro e a misurare poco la performance dall’altra c’è una cultura del presenzialismo che è tipica di una managerialità debole purtroppo. Questa però non è una una ragione per non fare Smart Working dovrebbe essere la ragione per iniziare lo Smart Working proprio per aiutare a fare crescere la managerialità.

 

ILARIA: In effetti in questo periodo in cui tutti indistintamente hanno sperimentato questa nuova forma di lavoro diciamo così che le persone si sono abituate. Noi abbiamo visto tantissime survey e più o meno l’ottanta per cento delle persone sostiene che gli è piaciuta molto; questa cosa mi piace, mi piacerebbe continuare a farlo anche dopo seppur magari con regole diverse chiaramente anche alla fine dell’emergenza. Emergenza che durerà ancora mesi però sicuramente le persone stanno cominciando a chiedere “continuiamo anche dopo”.

Secondo te rischiano la restaurazione, rischiamo che finito questo periodo tutti di nuovo in ufficio o forse possiamo pensare che sia una strada senza ritorno e che si consoliderà una nuova cultura sia manageriale che del lavoro?

 

MARIANO: Allora Ilaria un rischio c’è. Non è secondo me quello di tornare indietro, questo rischio forse ci sarebbe stato se la pandemia avesse avuto una durata di poche settimane, oggi con l’inizio di fase 2 abbiamo tutti capito, intanto abbiamo capito che non durerà poche settimana ma anche alcuni mesi (eh poi per scaramanzia non diciamo quanto) però diciamo che ci accompagnerà ancora per un po’ di mesi; mesi nei quali lo smart Working resterà la modalità di lavoro assolutamente da preferire proprio per consentire al resto dell’economia di funzionare, di riavviarsi e sarà importante è che chiunque può continui a fare Smart Working. D’altra parte dal punto di vista del datore di lavoro oggi è molto difficile garantire anche la sicurezza ci sono anche i problemi non piccoli di responsabilità da parte del datore di lavoro quindi certamente dovremo ancora, e la vedo come un’opportunità, convivere con queste limitazioni e quindi potremmo scegliere meno. come dicevo prima Smart Working vuol dire poter scegliere e quindi non è lavorare da remoto di poter scegliere in funzione delle necessità da dove lavorare. Adesso sappiamo e quindi non più in modalità emergenziale ma in modalità consapevole che dobbiamo andare a affrontare i prossimi mesi. Questa è una grande opportunità perché se ne cogliamo l’importanza ci permetterà di resettare quelle che sono le abitudini delle persone; consolidare dei nuovi comportamenti di nuovi modi dei nuovi modi di relazionarsi. Allora una cosa è certa non si tornerà indietro perché fra 7-8 mesi quelli che saranno le persone come hanno già cambiato e tu lo mettevi in evidenza avranno definitivamente cambiato aspettative e le aziende più accorte avranno anche investito in questo momento per creare dei modi di lavorare nuovi. Allora quando potranno scegliere avranno più opportunità e quindi una maggiore competitività. Chi si sarà illuso che dopo la fase 2, quando ci sarà il vaccino poi ci si sarebbe ritrovati nella condizione iniziale, avrà una grave disillusione perché gli altri sono andati avanti, i clienti hanno cambiato aspettative, i lavoratori hanno cambiato aspettative quindi ci si troverà con uno svantaggio competitivo se non si lavora adesso. Adesso si creano quelli che sono i nuovi rapporti di forza che contraddistingueranno l’economia nella fase 3. 

 

ILARIA: Leggo nelle tue parole una visione molto completa e molto positiva di questo periodo che ci aspetta. è un periodo però in cui qualcuno magari le parti sociali si preoccupa di alcuni possibili effetti dello smart working di massa. In particolare il rischio che viene paventato più spesso è quello dell’isolamento sociale della perdita di identità professionale soprattutto se pensiamo a questo lavoro da remoto nel 100% del tempo. E’ vero che è una situazione temporanea ma..

 

Secondo te esiste veramente questo rischio? E se esiste che cos’è che si può fare per limitarlo, per evitarlo?

 

MARIANO: Allora è giusto che i sindacati, le parti sociali ma tutti i datori di lavoro anche, siano consapevoli di quelle che sono dei possibili effetti che in parte ci stanno già vedendo. Quello che tu dicevi è che i lavoratori oggi nella stragrande maggioranza dicono che questo modo di lavorare piace si sentono ancora più efficaci di prima e che vogliono imparare da questo per poi continuare a lavorare in modo diverso. Però certamente vengono anche denunciate alcune difficoltà che non sono legate allo Smart Working e non ci sarebbero nello Smart working e lo abbiamo misurato per 10 anni che dà benessere e socialità. In realtà il lavoro da remoto forzato e totalizzante crea ovviamente alcune difficoltà soprattutto se viene affrontato non come Smart Working (un modello di organizzazione lavoro basato sulla fiducia, sulla autonomia, sul rispetto interpersonale) ma viene in realtà affrontato come semplice lavoro da remoto avendo trasferito come dire semplicemente lo stesso modello di lavoro dall’ufficio alla casa in delle condizioni che oggi sono completamente diverse. Cito un problema: quello della gestione familiare con magari figli a casa senza scuola e senza supporto dei nonni. Allora queste sono condizioni di contesto importanti che oggi generano una serie di difficoltà e poi questa incapacità di organizzare davvero per risultati l’attività spesso si traduce in una inefficienza, in un eccessivo ricorso alla connessione quindi alle tantissime video call perché in realtà uno Dalle 8 del mattino Magari si trova fino alle 9 di sera continuamente connesso. Questo ovviamente stanca tantissimo. Questo è il sintomo di un lavoro fatto male e che quindi va rivisto,riorganizzato. Una cosa importante adesso che siamo uscite dalla prima emergenza e renderci conto di queste di queste esigenze dare una risposta ora a questo tipo di difficoltà sia per mettere in sicurezza e in una sorta di sostenibilità le modalità di lavoro adesso per i prossimi mesi ma anche per prefigurare in questo modo delle possibilità che ci saranno molto utile per quando potremo scegliere. Quando potremo scegliere di prendere il meglio dal lavoro a distanza e il meglio da lavoro insieme in co-location lo Smart Working vero che è proprio questo poter scegliere e prendere il meglio. 

 

ILARIA: Si è parlato di tanti aspetti dell’organizzazione e questi temi della responsabilità individuale che cresce, che si allarga, il tema di riorganizzare il lavoro, il fatto di lavorare per obiettivi, l’autonomia. mi sembrano delle competenze importanti e quindi la domanda che voglio farti è questa: com’è impatterà questa esperienza proprio sul livello di employability delle persone? Noi diciamo che in questo momento molte competenze hanno una rapida obsolescenza e abbiamo bisogno di coltivare anche la nostra employability.

Secondo te che influsso avrà questo sulla nostra capacità di spenderci sul mercato?

 

MARIANO: Io credo che sarà realmente positivo; ci sono degli aspetti visibili e degli aspetti invece che sono un pochino più profondi che però noi per anni abbiamo misurato. l’aspetto più visibile Ovvio è che questo modo di lavorare stato per tutti noi direi per tantissimi lavoratori una sorta di corso accelerato di quelli 5 anni in 1 in competenze digitali, di capacità di usare nuovi strumenti e quindi questo sicuramente dà un immediato vantaggio di employability a tantissimi lavoratori. Un aspetto più profondo è questo è legato all’engagement, all’innovazione e al cambiamento. Cioè nella sua essenza lo Smart Working quando viene fatto bene è una autonomia che porta anche a un chiedersi perché, per questo abbiamo scelto questo aggettivo lavoro ”Smart” che vuol dire furbo, intelligente, sostenibile perché la chiave sta nel esercitarsi a chiedersi sempre perché; se c’è un modo più intelligente, furbo di realizzare un’attività dato anche che magari ci sono nuovi strumenti. Allora questa abitudine è questo engagement positivo anche a condividere degli obiettivi anche un missione, un purpose e cercare di mettersi in gioco ogni giorno per sperimentare modi diversi di lavorare è una attitudine noi la chiamiamo Smart Attitude che server immensamente ai lavoratori e che permette di attivare una employability o workability di più lungo periodo quindi questo è molto importante. Tieni anche conto di un’altra cosa: questa pandemia sta accelerando lo sviluppo mercato molto più liquido e molto più globale; cioè noi avremo la possibilità anche che una quota importante di lavoratori possa lavorare con una assoluta prevalenza di lavoro da remoto andando a lavorare in un mercato dei talenti assolutamente globale. Questo già presente in alcuni settori e sarà enormemente accelerato da questa svolta che la pandemia è stata. Vuol dire anche creare nuove opportunità per le persone e per i territori anche a livello geopolitico questo per un Paese come l’Italia può voler dire tantissimo potremmo decidere di lavorare dalla Sardegna, dal Salento, sempre auspicando di avere una buona connessione in queste aree magnifiche del nostro paese e poter lavorare essendo connessi In un mercato del lavoro globale. Ecco questo permette effettivamente di rilanciare l’employability la workability di molti lavoratori direi di molti lavoratori in Italia.

 

ILARIA: Grazie davvero Mariano per questa Insight che ci hai dato e per questa visione di ampio respiro mi fa proprio pensare non a una restaurazione, ma al rinascimento. Ci hai aperto degli spazi immensi dove ogni persona potrebbe trovare una dimensione nuova. Insomma Andrea, abbiamo raccolto parecchi spunti di riflessione.

Se io chiedessi a te adesso di fare una sintesi: per le aziende che tu segui, secondo te quali sono i punti focali di interesse per loro?

 

ANDREA: Fare una sintesi sarebbe un peccato, però due o tre punti vorrei tirarli fuori da questo. Il primo è che anch’io penso che andremo verso modello ibrido, l’abbiamo sperimentato, c’è piaciuto possiamo dire è andata bene. Pensa che non eravamo quasi preparati chissà cosa potrebbe succedere, come gruppo stiamo cercando di migliorare. Il nostro modello che è già molto Smart può diventarlo ancora di più. quindi come sempre le cose migliori sono quelle che mettono insieme come ha detto il professore, il meglio di entrambi. L’altro punto è quello della fiducia; io sempre sono un grande supporter diciamo del tema della fiducia e vedo che ho lavorato molto nella media azienda a volte manca. Il tema della fiducia nei confronti dei dipendenti è quello che a volte frena questo modello come se avere la persona lì paradossalmente ci si può accorgere che il grande valore della situazione è magari un po’ meno presenza.i datori di lavoro meno avanzati si sono accorti che le cose forse possono funzionare anche meglio in maniera smart. terzo punto è quello che un modello come il nostro con tema di managerialità tutte queste iniziative  si possono portare avanti se c’è un manager che possa supportarle. e quindi questo per noi anche una grande opportunità che si rifà un po’ al tema culturale in questo senso. concludo con l’idea che a me è sempre piaciuta, io vengo da una piccola città che è La spezia, ho sempre detto a me piacerebbe andare a Lerici e poter lavorare di fronte al mare ho sempre pensato quando lavoravo in IBM fine anni 90 di avere anche delle decentralità rispetto al posto lavorativo.  Lavorare in posti più belli dove si possa stare meglio non sono in rapporto work-life balance ma anche con l’ambiente quindi un modello di sviluppo urbano diverso. mi hanno invitato spesso a parlare delle immobiliare e naturalmente dico sempre “ forse sarà il momento in cui non ci saranno tutte queste grandi aggregazioni e magari anche la città di provincia che ha delle peculiarità interessanti” queste sono le idee che mi sono venute in mente, è stata un’intervista interessante. Ripasso il microfono a Ilaria per i saluti.

 

ILARIA: Vi ringrazio entrambi, grazie a Mariano per l’ampiezza della visione che ci hai dato e delle prospettive che si aprono per ogni persona. Speriamo di continuare insieme questo cammino e di portare a un diverso livello evolutivo anche il mondo del lavoro.

  • Posted by yourhr
  • On 28 Maggio 2020
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